Is the International Church of Christ a Cult? Fox News Investigates on ICOC with Catherine Crier

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Cattedrale di Sant’Agata-Catania-Sicilia-Italy – Creative Commons by gnuckx

Cattedrale di Sant’Agata-Catania-Sicilia-Italy – Creative Commons by gnuckx
Church News
Image by gnuckx
Cattedrale di Sant’Agata
La Cattedrale di Sant’Agata è il duomo di Catania ed è ubicata sul lato est della omonima piazza. È dedicata a Sant’Agata, la santa, vergine e martire, patrona della città di Catania.

Storia
Il tempio è stato più volte distrutto e riedificato dopo i terremoti e le eruzioni vulcaniche che si sono susseguite nel tempo. La prima edificazione risale al periodo 1078-1093 e venne realizzata sulle rovine delle Terme Achilliane risalenti ai Romani, su iniziativa del conte Ruggero, acquisendo tutte le caratteristiche di ecclesia munita (cioè fortificata). Già nel 1169, un terremoto catastrofico la demolì quasi completamente, lasciando intatta solo la parte absidale. Nel 1194 un incendio creò notevoli danni ed infine nel 1693 il terremoto che colpì il Val di Noto la distrusse quasi completamente.

I resti normanni consistono nel corpo dell’alto transetto, due torrioni mozzi (forse coevi al primitivo impianto) e le tre absidi semicircolari, le quali, visitabili dal cortile dell’Arcivescovado, sono composte da grossi blocchi di pietra lavica, gran parte dei quali è stata recuperata da edifici romani di età imperiale. Porzioni di muro d’ambito e il muro di prospetto sono stati inglobati dalla ricostruzione settecentesca.

Esterno
L’edificio attuale è opera dell’architetto Gian Battista Vaccarini che disegnò la facciata, in stile barocco siciliano, riedificata, nel 1711, dopo il terremoto del 1693. Il prospetto è a tre ordini compositi in stile corinzio e attico completamente in marmo di Carrara. Il primo ordine è costituito da sei colonne di granito di fattura antica provenienti forse dal Teatro Romano. Il secondo ordine ha anch’esso sei colonne grandi e due piccole poste ai lati dell’ampio finestrone centrale. Tutti gli ordini sono adornati con statue marmoree di sant’Agata al centro sulla porta centrale, sant’Euplio a destra e san Berillo a sinistra. Il portone principale in legno è costituito da trentadue formelle, finemente scolpite, illustranti episodi della vita e del martirio di sant’Agata, stemmi di diversi papi e simboli della cristianità.

Ai lati della porta centrale, su due alti supporti, sono poste le statue in marmo di san Pietro e san Paolo. La cupola, posta sull’abside, risale al 1802 ed è munita di colonne e ampi finestroni che illuminano la chiesa. Il campanile fu costruito per la prima volta nel 1387 alla sinistra del prospetto, arretrato di circa 70 metri rispetto alla facciata ed era alto oltre 70 metri. La torre a base quadrata misurava circa 15 metri di lato. La sua storia è molto accidentata in quanto subirà diversi crolli e quindi molte riedificazioni. Nel 1662 venne ulteriormente innalzata per l’inserimento di un orologio e fu portata alla vertiginosa altezza di circa 90 metri. Ma l’11 gennaio del 1693, a causa del forte terremoto che investì la città, crollò travolgendo anche la chiesa e sotto le sue macerie morirono oltre 7.000 fedeli raccolti in preghiera. Venne riedificata assieme alla chiesa dopo il terremoto del 1693 ed ha in cima una campana, che è stata rifusa ben sei volte, del peso di sette tonnellate e mezza. È la terza più grande d’Italia, dopo la campana della basilica di San Pietro in Roma e quella del duomo di Milano. Si accede al sagrato attraverso una scalinata in marmo che culmina in una cancellata in ferro battuto ornata con 10 santi in bronzo. Il sagrato è diviso dalla piazza del Duomo da una balaustra in pietra bianca ornata con cinque grandi statue di santi in marmo di Carrara.

Interno
Il vasto e grandioso interno presenta una una pianta a croce latina ed è ripartito in tre navate. Nella navata di destra, in una nicchia affrescata con un Battesimo di Gesù Cristo, si trova il battistero protetto da una cancellata in ferro battuto. Sul primo altare troneggia una tela di santa Febronia del Borremans. Difronte all’altare, appoggiata ad uno dei dodici pilastri che separano la navata da quella centrale, si trova la tomba del musicista catanese Vincenzo Bellini.

Il monumento funebre è in marmo bianco e bronzo e porta inciso l’incipit dell’aria de La Sonnambula
« Ah! Non credea mirarti si presto estinto fiore… »

(Felice Romani)

Il secondo altare ha una grande tela di san Carlo Borromeo, il terzo un quadro raffigurante sant’Antonio di Padova, il quarto una Sacra Famiglia con san Giovanni del pittore catanese Abbadessa e nel quinto altare un’immagine di santa Rosalia. Difronte a questo altare, appoggiato ad un pilastro, è il monumento funebre del vescovo di Catania Orlando morto nel 1839. Nel lato destro della croce latina vi è il monumento funebre del vescovo dell’ultima ricostruzione mons. Pietro Galletti. Esso è il più sontuoso monumento della chiesa, tutto in marmo e riccamente decorato. Proseguendo si trova la cappella laterale dedicata alla Vergine dell’Incoronazione. In fondo alla navata di destra è la cappella più cara a tutti i catanesi.

Protetta da un’alta cancellata in ferro battuto vi è la maestosa cappella dedicata a sant’Agata. Nella parete sinistra di essa si apre la porta dorata finemente decorata che da accesso alla camera sotterranea chiamata dai catanesi a cammaredda, dentro cui vengono custoditi il busto reliquiario di sant’Agata e lo scrigno con le sue reliquie. Nella cappella, decorata da un affresco che raffigura santa Lucia orante sulla tomba di sant’Agata per invocare la guarigione della madre inferma, vi è il monumento funebre del viceré Ferdinando Acugna grande devoto della martire Agata. Sull’altare della cappella è situato un bassorilievo rappresentante sant’Agata incoronata da Dio con san Pietro e san Paolo con gli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

L’altare maggiore situato nell’abside centrale, in stile normanno, è contornato da un coro ligneo a 34 stalli risalente alla fine del XVI secolo dello scultore napoletano Scipione di Guido. Al centro dell’abside realizzata in pietra lavica dell’Etna e risalente alla prima edificazione della chiesa, è inserita una grande finestra monofora del XII secolo con una vetrata moderna. L’altare è in marmo policromo e sulla sommità è presente una base in argento atta ad ospitare il busto reliquiario di sant’Agata nel corso dei festeggiamenti in suo onore.

Nella navata di sinistra esistono quattro monumenti funebri dedicati ad altrettanti vescovi di Catania. Alla fine del braccio di croce sinistro è ubicata la Cappella del SS. Crocefisso opera di Domenico Mazzola (1577).

La cappella non è molto luminosa e contiene un grande crocifisso contornato da due statue della Madonna Addolorata e di san Giovanni. Altro elemento importante è una Via crucis. Nella cappella esistono altresì i monumenti sepolcrali di alcuni esponenti della casata aragonese: Federico III di Trinacria (il sarcofago è di probabile età romana), Giovanni, Ludovico, Costanza (quest’ultima moglie di Federico il Semplice).

Tornando sulla navata di sinistra si trova il primo altare del messinese Antonio Subba con un San Pietro che consacra san Berillo. Segue il secondo con una tela del 1605 rappresentante il martirio di sant’Agata. Il terzo altare ha una tela del Borremans con un Sant’Antonio abate nel deserto. Il quarto altare presenta una tela del Tuccari con san Filippo Neri. Il quinto altare presenta una tela raffigurante san Francesco di Paola ed il sesto un dipinto di San Giorgio che uccide il drago.

Il grande organo è del 1877, ma la sua parte lignea fu rifatta nel 1926 da Giambattista Sangiorgio e trasferito sulla parete interna della facciata a spese del cardinale Francica Nava. Sulla stessa parete vi è la cantoria.

Curiosità
Quando nel 1232 la città di Catania aderì ad una rivolta anti-sveva, che aveva unito diverse città siciliane, Federico II di Svevia, re di Sicilia, venne appositamente con un poderoso esercito per punire la città rivoltosa. Secondo la tradizione, re Federico, infuriato, ordinò di distruggere la città e di uccidere tutti i suoi abitanti, ma revocò l’ordine e si pentì del suo intento quando, assistendo ad una messa in cattedrale, lesse la frase miracolosamente apparsa sul suo breviario "Non offendere la patria di Sant’Agata, poiché è vendicatrice dei misfatti".

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the news for “historians work to preserve memorial church”?

Question by super man: the news for “historians work to preserve memorial church”?
i cant find it help me..

Best answer:

Answer by HCCLIB
Is this it? From-http://www.contracostatimes.com/mld/cctimes/news/local/states/california/16220375.htm

Posted on Tue, Dec. 12, 2006

Port Chicago chapel’s fate uncertain

By Tanya Rose
CONTRA COSTA TIMES

CONCORD – In the heart of the shuttered Concord Naval Weapons Station, a white steeple rises from a church built in 1980, marking a popular gathering spot for sailors and their families.

The Port Chicago Memorial Chapel is quiet now that the military base is all but closed, but two decades ago, there was bustle — regular masses, weddings and baptisms. There was an assigned priest, along with hymn books bearing the chapel’s name and stained-glass windows depicting ships, sailors and the base’s signature rolling hills.

The names of those who died in the 1944 Port Chicago munitions explosion are etched into that prominent glass as a tribute, a reminder to church-going crowds of what was lost.

But now that the chapel is closed, having offered its last religious service in 1998 as the base downsized, no one sees any of this.

Historians said the silence not only belies the fervent political debate surrounding the base’s future — whether the U.S. Navy will sell the base land to a private company — but also the swirl of activity that used to take place inside the building’s blessed walls. And so, while the community at large continues to focus on the politics and what will happen at the base, historians toil away behind the scenes, fighting for the church’s survival through letter-writing campaigns.

If the building, with its rotting floors and lead-based paint, can’t be saved, local historian John Keibel said he would like to see the stained-glass windows moved to the larger Port Chicago Memorial site on the tidal portion of the base. He also would support them being stored and saved for an interpretive center that could open on the base when the 5,170 inland acres are turned over to private developers.

“Many dignitaries came out to dedicate the stained-glass windows,” Keibel said, noting the memorial windows were crafted in 1991. “It was quite the big deal.

The previous base sanctuary, which was built in the 1940s and used before 1980, rested inside a multipurpose building. Once the new building was built, the older chapel rooms were converted into office space, and eventually were demolished. The Port Chicago Memorial was the only real, true church the base has ever had.

“These things need to be remembered,” Keibel said. “Here, you have not only a memorial to people who lost their lives, but a building that focused on spiritual matters and represented that journey to entire congregations.”

Indeed, he said he’d like to see many things on the base preserved and perhaps put inside a museum — everything from bunkers to railroad ties to examples of munitions. Many people don’t know there was high science going on at the base, which attracted people such as physicist Edward Teller, the father of the hydrogen bomb, Keibel said.

“The base also underscores the blessings we have as a country, the freedoms we enjoy,” he said. “I worry, as do others, that as people get into this political debate, they sort of lose sight of the past.”

Historian Ken Rand, who is writing a book about the base, said he also would like people to remember the town of Port Chicago — the farming hamlet that was displaced by the federal government when the base was built during World War II.

“There were families who had homes there on that land, and when I hear people talk about the base, I never hear this,” Rand said.

“I have pursued every nugget of truth I could find. I’ve chased every tangent as far as I can to tell this story,” he said of his book. “What happens to that chapel is related to the town of Port Chicago and the military base that came after it.

“It’s part of the overall story.”

Mike Wright, Concord’s reuse project director, said there have been cursory conversations with the National Park Service about moving or storing the windows.

“We’re waiting on the Navy to make its formal determination that the base will close,” he said. “Until that happens, we can’t move forward with our next phase of planning. That includes what will happen to the chapel.

“Like all the buildings at the Naval Weapons Station, the chapel is in a serious state of disrepair,” he said. “There are holes in the floor and structural issues. This is all going to be part of the screening process.”

So, for now, the building will sit empty, looking as if the last congregation meandered out after Mass one day and just never came back. The organ will continue to hook into hanging speakers, ready to pump out music with a single touch. And the windows will remain, in all their bright blues and reds, until the government, the community or both decide what’s best.

Reach Tanya Rose at 925-943-8345 or trose@cctimes.com.

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